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Un uomo in abiti tradizionali asiatici di spalle che percorre una passerella che porta alla luna.

L’Imperatore che voleva toccare la Luna: la storia di Wan Hu

Ming Wan Hu Siamo in Cina, intorno all’anno 1500. Sei un servitore dell’imperatore e oggi il tuo imperatore ti ha chiamato per un compito… strano. Molto strano. Nel cortile del

  • Cultura e società, Voce e storie

Siamo in Cina, intorno all’anno 1500. Sei un servitore dell’imperatore. E oggi il tuo imperatore ti ha chiamato per un compito… strano. Molto strano.

Nel cortile del palazzo c’è una sedia. Non una sedia normale. Una sedia con quarantasette razzi legati tutto intorno. Razzi veri, pieni di polvere da sparo. E sopra la sedia, attaccati con corde robuste, ci sono due aquiloni giganti.

L’imperatore Ming Wan Hu ti guarda e dice: Oggi volerò fino alla Luna.

Tu pensi: È impazzito. Ma non lo dici. Perché lui è l’imperatore. E tu sei solo un servitore.

E oggi, tu e altri quarantasei servitori dovrete accendere le micce di quei razzi.
Tutti insieme. Allo stesso momento. Cosa potrebbe mai andare storto?

Un sogno impossibile

Wan Hu non era un imperatore qualunque. Era un sognatore. Uno di quelli che guardano il cielo di notte e non vedono solo stelle. Vedono possibilità. La Luna lo affascinava. Quel disco argentato che cambia forma ogni notte. Che governa le maree. Che brilla nel buio.

Voglio andarci, diceva Wan Hu. Voglio toccarla.

Le persone intorno a lui sorridevano. Certo, Maestà. Molto bello. Magari nella prossima vita.
Ma Wan Hu non scherzava. Aveva visto i fuochi d’artificio. Aveva visto i razzi esplodere nel cielo durante le feste. E aveva pensato: Se un razzo può volare in alto… quarantasette razzi quanto in alto possono portarmi?

E così cominciò a costruire la sua navicella spaziale. Una sedia robusta. Quarantasette razzi. Due aquiloni per dare stabilità al volo.

Era geniale? Era folle?
Forse entrambe le cose.

Il giorno del lancio

Arriva il giorno. Wan Hu si è preparato per settimane. Ha scelto il giorno giusto secondo gli astrologi. Ha pregato gli dei. Ha consultato i saggi. 

E ora è pronto. 

Si veste con i suoi abiti imperiali più belli. Se deve volare fino alla Luna, vuole farlo con dignità. Con stile. Si siede sulla sedia. Si lega con corde robuste. Non vuole rischiare di cadere durante il volo. Guarda i suoi quarantasette servitori. Ognuno di loro tiene in mano una torcia accesa. Ognuno di loro è davanti a una miccia.

Siete pronti? chiede Wan Hu.
I servitori si guardano. Sudano freddo. Questo non può finire bene.

Maestà, dice uno di loro, siete sicuro che...

Silenzio! dice Wan Hu. Oggi farò la storia. Oggi l’uomo toccherà il cielo!

Fa una pausa. Guarda la Luna, anche se è ancora giorno e non si vede. Ma lui sa che è lì, da qualche parte, ad aspettarlo.

Poi dice le parole che cambieranno tutto:

Accendete le micce. ADESSO!

Il botto

I quarantasette servitori accendono le micce.

Ssssssss. Ssssssss. Ssssssss.

Le micce bruciano. Sempre più corte. Sempre più vicine alla polvere da sparo. I servitori corrono via. Si nascondono dietro i muri. Si coprono le orecchie. E poi…

BOOOOOOM!

Un’esplosione enorme. Un boato che si sente in tutto il palazzo. In tutto il villaggio. Forse in tutta la provincia.

Una nuvola di fumo denso, nero, che copre tutto il cortile. Nessuno vede più niente. 

Il fumo sale. Sale. Sale verso il cielo, come se volesse davvero raggiungere la Luna.

I servitori aspettano. Tremano. Pregano che il loro imperatore sia ancora vivo. 

Passano secondi che sembrano ore. Il vento comincia a soffiare. La nuvola di fumo si dirada.

Piano piano. 

Lentamente. 

E quando il fumo finalmente sparisce… 

Non c’è più niente.

Il mistero

La sedia è scomparsa. I razzi sono scomparsi. Gli aquiloni sono scomparsi. 

E l’imperatore Wan Hu… anche lui è scomparso. 

I servitori cercano ovunque. Guardano il cortile. Guardano dietro i muri. Guardano nei giardini.

Niente.

Nessuna traccia. Nessun pezzo di sedia. Nessun brandello di stoffa. Nessun… corpo. 

È come se Wan Hu si fosse dissolto nell’aria. 

O forse… forse è davvero volato via?

Questa è la leggenda.

Questa è la storia che si racconta ancora oggi in Cina.

La storia dell’imperatore che volle toccare la Luna e che scomparve in una nuvola di fumo.

Nessuno sa cosa gli sia successo davvero.

È morto nell’esplosione? Probabilmente sì.

Ma allora dove sono finiti i resti?

È volato davvero? Impossibile. I razzi del 1500 non potevano portare nessuno nello spazio.

Eppure…

Eppure il dubbio resta. E questo è il bello delle leggende. Non ti danno tutte le risposte. 

Ti lasciano con una domanda. Con un “e se…?”

Wan Hu è davvero esistito?

Qui diventa interessante.

Gli storici non sono sicuri che Wan Hu sia davvero esistito. Non ci sono documenti ufficiali della dinastia Ming che parlano di lui. Non ci sono prove concrete.

Forse è una leggenda inventata. Forse è una storia nata per celebrare lo spirito di avventura cinese. Forse qualcuno l’ha raccontata per la prima volta qualche secolo fa e poi è diventata “vera” nel cuore delle persone.

Ma sai una cosa bellissima?

Non importa se è vero o no.

Perché Wan Hu rappresenta qualcosa di reale: il sogno umano di volare. Di andare oltre. Di toccare l’impossibile.

Molto prima di Gagarin, molto prima di Armstrong, molto prima della NASA, c’era un uomo – vero o leggendario – che guardò la Luna e disse: Voglio andarci.

E questo è abbastanza per renderlo un eroe.

Mentesauri aps©

Il cratere sulla Luna

Nel 1970 succede una cosa straordinaria.

L’Unione Astronomica Internazionale – l’organizzazione che dà i nomi ufficiali a crateri, montagne e mari dei pianeti – decide di onorare Wan Hu.

Sul lato nascosto della Luna, quello che non vediamo mai dalla Terra, c’è un cratere. Un cratere vero, largo circa 52 chilometri.

E gli danno un nome: Cratere Wan Hu.

Pensaci.

Sul lato nascosto della Luna – quel luogo misterioso che nessun essere umano aveva mai visto fino al 1959 quando la sonda sovietica Luna 3 lo fotografò per la prima volta – c’è un cratere dedicato a un uomo che forse non è nemmeno esistito.

Ma è lì.

Il nome di Wan Hu è sulla Luna.

Forse non ci è mai arrivato con la sua sedia e i suoi razzi. Ma in un certo senso… ci è arrivato lo stesso.

Il francobollo che celebra un sogno

Nel 1999, la Cina organizza l’Esposizione Mondiale Filatelica – China99.

È un grande evento. Collezionisti di francobolli da tutto il mondo arrivano in Cina.

E per l’occasione, le poste cinesi emettono un francobollo speciale.

C’è disegnata la “navicella” di Wan Hu: la sedia con i razzi e gli aquiloni. E c’è lui, l’imperatore sognatore, pronto a lanciarsi verso il cielo.

È un modo bellissimo di dire: Questa storia ci appartiene. Questo sogno è nostro. E ne siamo orgogliosi.

Vero o leggendario che sia, Wan Hu è diventato un simbolo. Il primo “astronauta” della storia. Il primo a provare – davvero provare – a lasciare la Terra.

Cosa insegna questa storia

Quando racconti questa storia, stai regalando loro qualcosa di importante.

I sogni impossibili sono i più belli. Wan Hu sapeva che era impossibile. Ma ci ha provato lo stesso. Non è questo il coraggio vero?

Fallire con stile è meglio che non provare. Forse Wan Hu è morto. Ma è morto provando qualcosa di straordinario. Ha vissuto il suo sogno, anche se solo per un secondo.

Le leggende nascono dai sogni. Non sappiamo se Wan Hu sia esistito. Ma la sua storia esiste. E continua a ispirare persone, bambini, scienziati.

Il tuo nome può arrivare sulla Luna. Letteralmente. C’è un cratere con il suo nome. Questo vuol dire che i sogni lasciano tracce. Anche quando falliscono.

La curiosità non ha confini. Nel 1500 non c’erano telescopi. Non c’erano libri di astronomia. Ma Wan Hu guardava la Luna e si chiedeva: “Come faccio ad arrivarci?” E questa domanda è la stessa che ha portato Armstrong sulla Luna nel 1969.

Da Wan Hu alla Luna (per davvero)

La storia di Wan Hu ci ricorda che ogni grande impresa inizia con un sogno folle.

Nel 1500, volare sulla Luna era impossibile.

Nel 1900, era ancora impossibile.

Nel 1960, era… quasi impossibile.

E poi, il 20 luglio 1969, Neil Armstrong mise piede sulla Luna.

E mentre camminava su quella polvere grigia, stava realizzando il sogno di Wan Hu. Il sogno di tutti gli uomini e le donne che avevano guardato il cielo e avevano detto: “Voglio andarci.”

Gli ingegneri che costruirono il Saturn V – il razzo che portò gli astronauti sulla Luna –conoscevano la storia di Wan Hu? Forse sì. Forse no.

Ma in un certo senso, anche loro stavano usando razzi. Tanti razzi. Molto più sofisticati di quelli del 1500, certo. Ma il principio era lo stesso.

Spingere. Sollevarsi. Volare.

Wan Hu ci aveva provato con 47 razzi.

La NASA ci riuscì con motori che producevano 7,6 milioni di libbre di spinta.

Ma il sogno era lo stesso.

Raccontate questa storia sotto le stelle

Questa storia va raccontata di notte.

Aspettate che sia buio. Uscite fuori con i vostri figli. Anche solo sul balcone. Anche solo alla finestra.

Guardate la Luna insieme.

E poi raccontategli di Wan Hu. Dell’imperatore che voleva toccarla. Della sedia con i razzi. Del botto. Della nuvola di fumo. Del mistero. 

E poi chiedetegli: “Secondo te, ce l’ha fatta?”

Lasciateli parlare. Lasciate che immaginino. Che sognino.

E poi ditegli: Guarda, sulla Luna c’è un cratere con il suo nome. In un certo senso… ci è arrivato.

E vedrete i loro occhi brillare.

Perché questa è la magia delle storie. Non devono essere per forza vere per essere importanti. Devono solo farci sognare.

E Wan Hu – vero o leggendario – ci fa ancora sognare, 500 anni dopo.

Vuoi altre storie di sognatori impossibili e imprese straordinarie?

Nel podcast Fiabe in Carrozza trovi racconti da tutto il mondo di persone che hanno osato fare l’impossibile. Storie che fanno volare l’immaginazione. Storie che restano.

I sogni impossibili sono quelli che cambiano il mondo. Wan Hu non arrivò sulla Luna. Ma ci provò. E questo lo rende immortale.

Link Utili:

Neil Armstrong
Jurij Gagarin
Nasa

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