• Chi siamo
  • Progetti
  • Fiabe
  • Formazione
  • Contatti

Cerca

Chi siamo

Mentesauri aps collabora con scuole, enti e aziende che credono profondamente nel potere educativo delle storie e nella capacità trasformativa dell’arte. Creiamo percorsi di formazione innovativi per docenti, studenti e comunità educanti, integrando arte, tecnologia e pedagogia in modo armonico e significativo.

Crediamo che ogni esperienza formativa può essere un ponte tra tradizione e innovazione, tra competenze digitali e dimensione umana.

Iscritti al MEPA (Mercato Elettronico PA del Consip).

Mentesauri aps
  • Chi siamo
  • Progetti
  • Fiabe
  • Formazione
  • Contatti
SOSTIENI MENTESAURI
Mentesauri aps
  • Chi siamo
  • Progetti
  • Fiabe
  • Formazione
  • Contatti
Mentesauri aps
Copertina della fiaba audio Jòn e la trollessa, fiaba popolare islandese - Fiabe in Carrozza - Podcast Prodotto da Mentesauri
  • Fiabe in Carrozza
9+ anni
15+ minuti
Avventurosa

Jón e la Trollessa, una fiaba islandese

Da Tradizione popolare

Una fiaba popolare islandese dalla raccolta di Iperborea: Jón, un giovane pescatore del nord, fa una sosta proibita sotto una parete rocciosa. Dentro una grotta incontra una trollessa che cambierà

Ascolta la storia

Voce di Filippo Carrozzo
Fiabe in Carrozza
Fiabe in Carrozza
Jón e la Trollessa, una fiaba islandese
Loading
00:00 /

Una fiaba popolare islandese dalla raccolta Iperborea.
Jón, un giovane pescatore, incontra una trollessa benevola

che lo aiuterà a costruire la sua fortuna.

La pesca nelle isole del sud

C’era una volta un contadino che viveva nel nord,
e durante l’autunno e l’inverno aveva l’abitudine di uscire a
pescare sulla sua barca a remi nella regione meridionale,
alle isole Vestmannaeyjar.

A questo punto della storia, il contadino aveva un figlio
già quasi adulto che si chiamava Jón.
Era un giovane molto promettente.

Una volta il padre gli consentì di accompagnarlo fino alle isole
per l’uscita di pesca, così si misero in cammino. Ma non si ha
alcuna notizia del loro viaggio, né dell’uscita in barca.

L’autunno successivo, il contadino mandò Jón da solo a
pescare alle isole, perché lui stava ormai diventando anziano
e non se la sentiva più di remare. Ma prima che partisse da casa,
il vecchio raccomandò a Jón: «Non fare sosta sotto la parete
rocciosa che si erge lungo il sentiero.»

Glielo ripeté più e più volte, finché il figlio non gli promise che
non si sarebbe fermato in quel punto, qualsiasi cosa fosse
accaduta e qualsiasi clima si fosse scatenato.

Quindi Jón partì a cavallo, conducendone altri due per le redini.
Doveva portarli nella regione delle Landeyjar prima dell’inverno,
come era solito fare il padre.

La grotta

Non si racconta del viaggio di Jón, se non per dire che tutto
andò bene. Il giovane arrivò alla parete rocciosa che si ergeva
sul suo sentiero e la seguì per un lungo tratto.

Il giorno era quasi trascorso.
Jón ce la stava mettendo tutta per oltrepassare il costone,
come gli aveva chiesto di fare il padre, ma fu sorpreso da una
tremenda burrasca con vento e pioggia.
Ai piedi della scarpata notò tuttavia un punto di sosta ottimale,
con molta erba, riparato dalle intemperie, e cominciò a riflettere
sul da farsi.

Il posto gli piaceva parecchio, e non capiva che cosa potesse
esserci di male a trattenersi lì. E così decise di fermarsi.
Dissellò i cavalli e li impastoiò. Poi sulla parete rocciosa
distinse l’ingresso di una caverna poco lontano da dove
si trovava. Trasportò all’interno tutte le sue cose.
A breve distanza dall’imbocco sistemò il bagaglio e si mise
a mangiare.

L’incontro con la trollessa

Nella grotta era buio presto.

Mentre Jón era intento a consumare il suo pasto, sentì un
uggiolio all’interno, in profondità. Sulle prime si spaventò, ma in
un attimo riprese coraggio. Scelse un grosso pesce dalle sue
scorte, gli staccò tutta la pelle in un solo pezzo, spalmò uno
spesso strato di burro sulla polpa e vi rimise la pelle sopra.

Fatto ciò, lanciò il pesce il più lontano possibile all’interno della
grotta, gridando che chiunque si trovasse lì dentro doveva fare
attenzione, perché gli stava gettando una cosa che poteva
prendere e farne ciò che preferiva.
A quel punto, Jón sentì che l’uggiolio si quietava, e dai rumori
capì che qualcuno si stava divorando il pesce.

Quando ebbe mangiato, Jón si distese pensando di mettersi
a dormire. Ma poco dopo sentì schiacciare contro le rocce fuori,
e dal rumore di passi alquanto pesanti che si avvicinavano,
comprese che stava arrivando qualcuno.

Si accorse subito che si trattava di una trollessa grande e grossa,
che in quel buio pareva quasi rilucere tutta.
A Jón sembrò una scena davvero impressionante.

Non appena mise piede dentro, la trollessa esclamò:
«Sento fetore umano nella mia grotta!»
Poi si inoltrò a grandi falcate nella caverna, lanciando per terra
il suo fardello, che produsse un tonfo così forte da far rintronare
tutte le pareti di roccia.

Jón la sentì parlare con qualcuno e dire:
«Magnifico gesto, sarebbe un peccato non ricompensarlo.»
E si accorse che la trollessa gli si avvicinava reggendo una
lanterna. Salutò Jón chiamandolo per nome, lo ringraziò da
parte dei suoi figli, e lo pregò di seguirla nelle profondità
della grotta.
Jón acconsentì.

Mentre la vecchia agganciò col mignolo gli spallacci della sua
sacca e la trasportò con sé, una volta raggiunto l’interno della
grotta Jón vide due giacigli, su ciascuno dei quali stavano due
bambini: erano i figli della trollessa, quelli che prima aveva
sentito uggiolare e poi mangiare il suo pesce.

Per terra, accanto ai letti, c’era una pila di trote che la vecchia
aveva pescato quella sera e poi trasportato a casa sulla schiena:
ecco perché gli era sembrato di vedere fulgere qualcosa nel buio.

La trollessa chiese a Jón se preferiva dormire nel suo letto o
in quello dei bambini. Lui scelse quello dei bambini.
E allora lei prese i figli e preparò loro un giaciglio per terra,
cambiò le lenzuola al letto mettendone di pulite, e lo rifece
ben bene.
Così Jón andò a dormire.

I due ami magici

Si svegliò nel momento in cui la vecchia gli serviva una trota
calda per colazione. Lui accettò volentieri il pesce, e mentre lo
mangiava lei continuava a parlargli tutta contenta.
Gli chiese dove aveva intenzione di uscire a pesca,
e Jón glielo spiegò.
Poi gli chiese:
«Sei alle dipendenze di qualcuno?»

Quando lui rispose di no, la vecchia gli spiegò che ormai tutti
nelle isole si erano già procurati i loro marinai, e nessuno avrebbe
avuto modo di aggiungere un nuovo membro all’equipaggio.
La sua unica possibilità era un vecchietto svigorito, che da tempo
non cavava più nemmeno una lisca dal mare e possedeva solo
una bagnarola mezza guasta e un pugno di marinai inservibili,
perché non riusciva più a ingaggiare un uomo decente.

«Ti consiglio di chiedere un posto a lui.
Sarà riluttante ad assumerti, ma tu insisti finché non lo convinci.
Non potrò mai ricompensarti abbastanza per quello che hai
fatto per i miei figli. Ma ecco, voglio darti questi due ami.
Uno lo terrai per te, e l’altro lo darai al vecchio.
Dovrete sempre rimanere insieme voi due durante le uscite.
Spero che gli ami si rivelino pescosi.
Dovrete affrontare il mare per ultimi rispetto agli altri pescatori,
e fare in modo di rientrare per primi la sera.
E mai, e poi mai, dovrete remare oltre le rocce che stanno
appena al largo dell’approdo.»

Gli diede poi altre indicazioni:
«Quando arriverai al Landeyjasandur, troverai le ultime barche
pronte a salpare per le isole. Trova un passaggio a bordo di una
di queste, e lega i tuoi cavalli con una corda alla riva del mare.
Non chiedere a nessuno di occuparsene, e non curartene più:
da quel momento in poi ci penserò io a procurare loro qualcosa
per l’inverno. Nell’eventualità, improbabile, che tu faccia una pesca decente, sarò lieta di lasciarti anche uno dei miei cavalli per
distribuire il carico su tre some.
Mi piace molto mangiare cibo solido.»

Jón si disse d’accordo e promise di seguire tutti i suoi consigli.
Si mise così in marcia di primo mattino, dopo che lui e la vecchia
si furono salutati con molto affetto.

La stagione della pesca

Non si raccontano i dettagli del suo viaggio, finché non raggiunse
il Landeyjasandur, dove erano ormeggiate le ultime barche in
partenza per le isole. Allora Jón scese dai cavalli in fretta e furia
e li legò con un cappio sull’arenile, senza chiedere a nessuno
di averne cura in sua assenza.

Tutta la gente nei paraggi si mise a schernirlo per questo,
dicendo che quei suoi ronzini li avrebbe di certo ritrovati in ottime condizioni alla fine dell’inverno. Ma Jón non prestò attenzione
ai loro dileggi, e anzi fece finta di non sentirli.
Poi salpò insieme agli altri per le isole.

Una volta arrivato, si mise a cercarsi un posto a bordo di una
barca, ma non lo trovò da nessuna parte, perché gli equipaggi
erano già tutti al completo da tempo.
Infine individuò il vecchietto che gli era stato indicato dalla
trollessa, e lo pregò di prenderlo a bordo.

Il vecchio era restio, perché sosteneva di non voler fare un
danno del genere a un uomo tanto promettente:
«Non pesco più nemmeno una lisca ultimamente, e a bordo
della mia bagnarola inservibile non ho altro che qualche
marinaio incapace. Non c’è modo di uscire a pesca se non nelle
giornate più miti di bel tempo. E non è un bene, per un uomo
così robusto, legarsi alla mia inettitudine.»

Jón replicò che comunque il danno sarebbe stato solo suo e di
nessun altro, e continuò a insistere per essere preso a bordo.
Alla fine la spuntò, e fu accettato in barca con lui.

La prima pesca miracolosa

Gli altri pescatori erano certi che non avesse fatto una buona
decisione, e lo derisero ancora di più.
Così arrivò la stagione della pesca.

Un mattino, Jón e il vecchietto si svegliarono quando tutti nelle
isole erano già usciti. Il clima era ottimo e mite, senza una bava
di vento nei dintorni delle isole. Allora il vecchietto disse:
«Non sono sicuro se mettere in mare la barca come hanno fatto
tutti gli altri, tanto mi sa che non ne caveremo un granché.»
Jón gli rispose che a provarci non avrebbero rischiato nulla.
Così si infilarono le cerate e si allontanarono dalla riva.

Ma quando furono appena oltre l’approdo, a Jón sembrò di
riconoscere la roccia di cui aveva parlato la trollessa, così chiese
al vecchio se non era il caso di fermarsi lì.
L’uomo ne rimase molto sorpreso, perché era convinto di non
essere abbastanza al largo. Ma Jón gli chiese di lasciarlo e di
calare la lenza in quel punto, tanto per provare, e lui acconsentì.

Non appena Jón calò in acqua la lenza, abboccò un pesce.
Così porse subito al vecchio l’altro amo, il dono dell’orchessa.
E alla fine, per farla breve, diciamo che quel giorno riempirono
tre volte tanto la barca, e per il 60% con pesce di ottima qualità.
Poi rientrarono a terra molto prima di tutti gli altri, e avevano
già da tempo finito di pulire il loro pescato.

Quando le barche fecero ritorno, tutti rimasero stupefatti da
quanto pesce aveva preso il vecchio, e volevano sapere dove
avesse pescato così bene, e lui spiegò loro come era andata.

L’inverno della pesca abbondante

Il giorno dopo gli uomini delle isole uscirono di primo mattino e
si fermarono nei pressi della parete rocciosa, ma non notarono
nemmeno un pesce vivo. Così tornarono nelle loro zone usuali.
E allora Jón e il vecchio misero in mare la loro bagnarola,
e per i due le cose andarono esattamente come il giorno prima.

Non c’è bisogno di dilungarsi tanto: quell’inverno, Jón e il vecchio
rimasero sempre fino alla roccia e pescarono 1200 volte tanto.
La loro fu la barca più pescosa di tutte le isole.

Il penultimo giorno della stagione, come al solito, Jón e il vecchio
uscirono per ultimi. Ma stavolta accadde che, appena tirarono
su le lenze, si accorsero che gli ami erano entrambi spariti, e a
quanto potevano vedere erano proprio stati staccati.
Quel giorno non pescarono niente, e ritornarono alla riva.

Il ritorno e l’eredità

A questo punto bisogna raccontare di Jón, che dovendo tornare
a terra con la sua parte di stoccafisso, trovò un passaggio sulla
stessa barca con cui era partito l’autunno precedente.
Gli altri membri dell’equipaggio lo canzonarono per tutta la
traversata, pensando a come sarebbero stati ben pasciuti i suoi
cavalli, di certo pronti per trasportare tutto quello stoccafisso
fin lassù al nord.

Appena approdati, videro i ronzini sull’arenile legati a una fune,
esattamente come Jón gli aveva lasciati.
Tutti erano molto curiosi di esaminarli, ma rimasero stupefatti,
appurando che quegli animali erano belli grassi, proprio come
se fossero stati nutriti per l’intero inverno.
C’era anche un altro cavallo: un purosangue con sella e finimenti
di colore bruno, un gran bel destriero di prima qualità.

I compagni di Jón cominciarono ad avere timore di lui:
erano sicuri che fosse uno stregone molto potente, visto che aveva pescato così bene e che i suoi cavalli erano in ottime condizioni, nonostante potessero giurare che nessuno se n’era occupato.

Così Jón legò ai cavalli il carico di stoccafisso, sistemando sul
bruno la stessa quantità dei suoi due messa insieme.
E una volta pronto, si mise in marcia da solo, verso nord.

Non si sa niente dei suoi spostamenti, finché non raggiunse di
nuovo la grotta della trollessa, che lo accolse bene, offrendogli
ospitalità per diverse notti.
Jón le regalò il carico che aveva legato al cavallo bruno.

Parlarono a lungo insieme, e lei raccontò che quell’inverno i
suoi figli erano morti, e che li aveva seppelliti nei dintorni,
sotto la parete di roccia, accanto al marito che aveva perduto
in precedenza. Gli raccontò che era stata lei a staccare gli ami
dalle loro lenze l’ultima volta che erano usciti a pesca, ed era
stata in quell’occasione che aveva riaccompagnato i cavalli alla
riva del mare. L’orchessa chiese poi a Jón se avesse avuto
notizie da casa. E visto che il giovane non aveva più saputo
niente, lo informò che anche suo padre era morto quell’inverno,
e gli disse che lui, essendo figlio unico, gli sarebbe subentrato
nella gestione della fattoria.
Si sarebbe stabilito nel loro podere, e nel corso dell’estate
avrebbe trovato una moglie, per poi diventare un uomo di
grandi fortune.

Il favore finale

La trollessa gli disse infine di volergli chiedere un ultimo favore.
Jón le domandò di che cosa si trattasse.
Allora lei disse:
«Ti capiterà di sognarmi. Perché vorrei chiederti di seppellirmi
accanto a mio marito e ai nostri figli.»

Gli mostrò dove erano sepolti.
Dopodiché aprì un’altra stanza nella caverna, in cui erano
custoditi due bauli pieni d’oro e altri tesori di ogni genere.
Gli disse che, alla sua morte, Jón avrebbe ereditato tutto,
insieme al purosangue Bruno.
«Avrei pensato io a legare i due bauli e sistemarli fuori prima
di morire, e li avrei anche caricati in modo che tu non dovessi
far altro che condurre i cavalli tra i bauli e assicurare le cinghie
ai destrieri. Io avrei montato il Bruno e mi sarei fatta trovare già
pronta in groppa. A te sarebbe toccato solo di trasportare
le casse verso nord.»

Poi la trollessa e Jón si salutarono con molto affetto.
Non si racconta del tragitto di Jón, se non per dire che il suo
viaggio verso il nord finì nel migliore dei modi.

La situazione a casa corrispondeva a quanto gli aveva detto la
vecchia, e le cose andarono proprio come aveva previsto lei.
Jón prese il posto del padre alla fattoria, ed ebbe tutta l’eredità.
All’inizio dell’estate si sposò con la figlia di un contadino.

Il tempo passò, e arrivò il momento della fienagione senza che
accadesse niente di rilevante.
Poi una notte, Jón sognò la trollessa.
Allora si ricordò del favore che gli aveva chiesto,
e si alzò immediatamente. Era una notte buia, fuori imperversava
il brutto tempo con una pioggia incessante.

Jón ordinò al garzone di alzarsi e sellargli subito le sue due
cavalcature, e il garzone obbedì, mentre lui si preparava in
tutta fretta. La moglie gli chiese dove aveva intenzione di andare
così di punto in bianco, nel cuore della notte e con quel tempaccio.
Lui non voleva dirle niente, ma le chiese di non stupirsi se fosse
stato via per qualche giorno.
Poi partì, e cavalcò più in fretta che poteva.

Dopo un viaggio senza inconvenienti, raggiunse la caverna.
La trollessa era già fuori, e fece appena in tempo a dirgli
qualche parola. Jón attese accanto a lei che esalasse l’ultimo
respiro, e la seppellì nel luogo che gli aveva indicato.

Poi prese il destriero Bruno, che era già sellato. I due bauli erano
pronti fuori dalla caverna, con le chiavi nelle serrature.
Jón condusse il cavallo in mezzo ai due bauli, assicurò le cinghie
ai finimenti, quindi si mise in marcia con l’intero carico.

Il viaggio andò nel migliore dei modi. E quando Jón fece ritorno
alla sua fattoria, era diventato un uomo molto ricco.

Visse a lungo e in prosperità sui terreni ereditati dal padre,
ebbe grande fortuna e fu stimato da tutti.

E di questa fiaba, io, non so raccontare niente altro…

Temi

  • Coraggio, Gentilezza, Magia

Fiabe in Carrozza è un progetto indipendente

Sostienici, scrivici, condividi una storia con noi.

Sostieni Mentesauri
Scrivici

Continua ad ascoltare

L’omino di pan di zenzero

4-5 anni
2-5 minuti
L’omino di Pan di Zenzero. Corri corri, se ci riesci! 🍪🏃‍♂️ “Corri, corri, tanto non mi prendi!” Avete sentito anche
L'omini di pan di Zenzero

Il soldatino di piombo – Speciale Natale per tutta la famiglia

Il Soldatino di Piombo: Il coraggio di restare in piedi 💂‍♂️❤️ Cosa fanno i giocattoli quando nessuno li guarda? E

Rudolph la renna – Speciale Natale per tutta la famiglia

Rudolph la Renna – Speciale Natale per tutta la famiglia La nebbia è fitta al Polo Nord e la slitta

La mamma del mondo

🎶 Son tutte belle le mamme del mondo… 🎶 Così comincia la nostra nuova puntata: “La Mamma del Mondo” –

Ti piace Fiabe in Carrozza? Restiamo in contatto!

Iscriviti alla nostra newsletter >

SEDE LEGALE
Via Mariano Pieroni, 10
00049 Velletri (RM)
P.IVA CF 17792951000
info@mentesauri.it

  • Home
  • Chi siamo
  • Instagram
  • Blog-o-sauri

About Us

  • Home
  • Chi siamo
  • Instagram
  • Blog-o-sauri
  • Privacy Policy
  • Cookie Policy
DMCA.com Protection Status
Copyright © 2026 — Mentesauri aps
Curato da Mentesauri aps
Designed by WPZOOM

SEDE LEGALE
Via Mariano Pieroni, 10
00049 Velletri (RM)
P.IVA CF 17792951000
info@mentesauri.it

  • Home
  • Chi siamo
  • Instagram
  • Blog-o-sauri

About Us

  • Home
  • Chi siamo
  • Instagram
  • Blog-o-sauri
DMCA.com Protection Status
Copyright © 2026 — Mentesauri aps
Curato da Mentesauri aps
Designed by WPZOOM

SEDE LEGALE
Via Mariano Pieroni, 10
00049 Velletri (RM)
P.IVA CF 17792951000
info@mentesauri.it

  • Home
  • Chi siamo
  • Instagram
  • Blog-o-sauri

About Us

  • Home
  • Chi siamo
  • Instagram
  • Blog-o-sauri
DMCA.com Protection Status
Copyright © 2026 — Mentesauri aps
Curato da Mentesauri aps
Designed by WPZOOM