Una fiaba popolare italiana:
un contadino trova un mortaio dorato, lo porta al re, e tutto comincia.
La storia della ragazza più intelligente del reame
Astuzia femminile, tradizione orale e un lieto fine alla rovescia.
Il mortaio dorato
C’era una volta una famiglia di due persone soltanto:
il padre e la figlia. Il padre era contadino e zappatore,
gran lavoratore: tutti i giorni a zappare la terra, sudava e
zappava, sudava e zappava. E anche la figlia si dava da fare,
occupandosi dell’orto e delle faccende di casa.
Un giorno, mentre lo zappatore stava zappando,
all’improvviso la zappa si ruppe: gli si scheggiò la lama,
gli si spezzò proprio il cucchiaio della zappa.
Continuò a scavare con quel che restava, e dalla terra
venne fuori un mortaio: uno di quei recipienti di pietra,
ma dorato, tutto d’oro, lucido e brillante.
Tutto contento, il contadino chiamò la figlia.
«Guarda che ho trovato! Un mortaio.»
«Papà, è bello davvero. Però manca il pestello.»
Senza il pestello, per quanto fosse bello, il mortaio era inutile.
«E poi è dorato, e noi siamo contadini, gente umile. Se i vicini
ci vedono in giro con questo mortaio, cosa penseranno di noi?»
«Ho avuto un’idea, papà» disse la figlia.
«Perché non lo porti al re? A lui certo piacciono queste
cose dorate, sono nobili, ci hanno a che fare tutti i giorni.»
«Hai ragione, figlia mia.»
E il contadino si mise in viaggio per andare dal re.
Non era lontanissimo, ma all’epoca, senza macchine e
senza navigatore, ci voleva una bella camminata.
Il re e l’indovinello
Arrivò davanti al re, all’udienza. Il re, come tutti i sovrani,
era mezzo addormentato, ma quando vide il mortaio d’oro
gli brillarono gli occhi.
«Hai visto, contadino, che mi hai portato? Però, caro mio
contadinello, è vero che è molto bello, ma è senza pestello…
Io che me ne faccio?»
Il contadino lo guardò sorpreso.
«Maestà, le stesse identiche cose mi ha detto mia figlia.»
«Ah, dunque tua figlia è intelligente, quanto lo sono io.
La voglio conoscere, tua figlia. Me la devi portare qui.»
«Maestà, è l’unica figlia che ho, è femmina, e…»
«Non m’interessa niente. La voglio conoscere e basta.
Però, contadino, te la devi portare in un modo preciso:
né a piedi né a cavallo,
né vestita né nuda,
né sazia né a digiuno.»
Il contadino non poteva fare altro che accettare.
Se ne tornò a casa sconsolato, pensando:
«L’unica figlia che ho, e ora me la porta via,
è l’unica fortuna della mia vita, a parte questo mortaio,
che non è stata una grande botta di fortuna.»
La figlia lo vide arrivare tutto mortificato.
«Papà, che è successo?»
«Niente, figlia mia. Sono andato dal re come dicevi tu,
gli ho fatto vedere il mortaio, e lui mi ha detto le stesse
cose che mi hai detto tu:
bello, sì, ma è senza pestello non se ne fa niente.
Quando gli ho detto che anche tu avevi detto le stesse
cose, ti ha voluto conoscere. Adesso ti vuole incontrare.
Però ha detto che ci devi andare in un certo modo…
e siccome ho una memoria che non m’aiuta più
tanto, non ricordo tutto bene. Ma so che non devi andare
né a cavallo, né a piedi. E poi non devi andare
né nuda né vestita. E poi non devi andare
né sazia né a digiuno.
Io non te lo so spiegare meglio.»
«Non ti preoccupare, papà. Risolviamo questa cosa.»
La soluzione
«Va’ dal tuo amico pescatore,
fatti dare la sua rete da pesca e portamela.»
Il contadino andò a prendere la rete dall’amico pescatore.
La figlia se la mise tutta addosso, si vestì con la rete.
Poi prese la capra dalla stalla, le montò sopra.
Infine prese una noce e se la mise dietro i denti.
E così, sulla capra, partì verso il castello.
All’alba, le sentinelle dovettero stropicciarsi gli occhi più volte.
Squillarono le trombe per avvisare che stava arrivando
qualcuno, e il re si svegliò, si affacciò alla finestra, e vide la
figlia del contadino arrivare:
né a cavallo nè a piedi,
né vestita né nuda,
né sazia né a digiuno.
«Che furba!» pensò il re. «Ha capito bene, voleva fregarmi.»
«Maestà, voi avevate detto di non venire
né a cavallo nè a piedi,
Infatti sono venuta su una capra: uno a zero.
Avevate detto di non venire
né vestita né nuda.
Infatti questa è una rete da pesca, si vede attraverso ed è
alla moda, quindi non sono né vestita né nuda: due a zero.
Avevate detto di non venire
né sazia né a digiuno.
Non ho fatto colazione, ma ho una noce qui dietro i denti,
e la sgranocchio adesso: tre a zero.»
Il re rimase sbalordito da quell’intelligenza.
«Allora, sai che ti dico? Tu diventerai mia moglie.»
Tutti contenti anche la figlia del contadino.
Però, prima di firmare:
«C’è una clausola nel contratto» disse il re.
«Tu non ti devi occupare delle faccende del reame.
Qualunque cosa accada, qualsiasi cosa succeda, te ne
stai per i fatti tuoi. Chiaro?»
La figlia del contadino acconsentì, e si celebrarono le nozze:
una settimana di feste, balli, banchetti.
Il carretto
Durante i festeggiamenti c’era anche la fiera del paese,
con il mercato sotto la loggia del castello.
Arrivò un contadino con un carretto a due ruote e si mise
a sostare proprio sotto la loggia del re.
Vicino c’era un asinaro che vendeva muli e asini, e tra questi
una asina incinta. Proprio in quel momento l’asina scappò e
andò a partorire un asinello sotto il carretto del contadino.
Il contadino si fissò:
«Adesso l’asinello che è nato è mio.»
«Come, è tuo?» protestò l’asinaro. «Io ho tenuto l’asina incinta
per un anno, e adesso tu mi vuoi fregare l’asinello?»
Stavano per venire alle mani, quando qualcuno propose
di far intervenire il re. Il re si affacciò alla finestra,
sentì il caso, e sentenziò:
«Non ho tempo da perdere. Se il carretto ha partorito
l’asino, l’asino è del carretto. E quindi del contadino.»
«Ma maestà, è una pazzia! Il carretto non può partorire un asino!»
«Così ho deciso. Le regole del re non si discutono.»
E l’asinaro se ne tornò a casa tutto triste.
Il pescatore
La regina, che aveva sentito tutta la vicenda dalla finestra,
lo chiamò in disparte.
«Vieni qua, vieni qua. Ascolta: tu domani mattina,
per cortesia, te ne vieni con una barca e una canna da pesca,
sotto la loggia del re, e ti metti a pescare.»
«Ma maestà, sotto la loggia non c’è acqua!»
«Appunto. Il re si affaccerà e ti darà del pazzo.
E tu rispondi: tanto sono pazzo io che sto pescando,
quanto siete pazzo voi a dire che un carretto può partorire
un asino. Hai capito?»
«Ho capito, maestà. Facciamo così.»
Il giorno dopo l’asinaro si presentò con una barca sotto
la loggia del re. Il re, quando si affacciò la mattina come al
solito, vide quell’uomo con la barca che stava pescando.
«Ma che fai? Cosa peschi a fare, qui non c’è acqua! Sei pazzo!»
«Maestà, sono pazzo io a pescare qui quanto siete pazzo voi
a dire che un carretto può partorire un asino.»
«Come ti permetti di parlarmi così!»
Il re s’ingrugnò, e ordinò di prendere l’asinaro e di portarlo su.
«Questa storia non è farina del tuo sacco. Sei troppo poco
furbo per pensarla. Adesso mi dici chi è stato a suggerirtela.»
«Maestà, non glielo posso dire.»
«Adesso tu me lo dici.»
«Maestà, per cortesia, perché?»
«Perché te lo chiedo io. Allora, chi è stato?»
«Maestà… è stata la regina.»
«T’avevo detto di non dire niente!»
«Basta, basta così» disse il re. «Ho capito tutto.»
Il fiore più bello del reame
Fece chiamare la regina…
«Cara regina, ti avevo detto che c’era una clausola
nel contratto, o sbaglio?»
«No, non sbagliate. Dovevo occuparmi dei fatti miei…
«Invece i fatti tuoi non te li sei fatti. E quindi adesso,
cara mia regina, tornatene da dove sei venuta.
Però facciamo una cena stasera, l’ultima cena, tutti
insieme, per salutarci allegramente. E in più ti concedo
di portare con te, visto che qui ci sono tanti giardini e tanta
natura, il fiore più bello di tutto il reame.»
La regina si preparò.
Andò a parlare con il cuoco, e si fece preparare un sonnifero.
Poi si mise d’accordo con il cocchiere: di aspettarla fuori
dal palazzo, con la carrozza pronta.
Durante la cena, la regina versò il sonnifero nel bicchiere del re.
Lui si addormentò pesante, mettendosi a russare.
Lo presero tutti insieme, lo misero nella carrozza, e la
regina se lo portò a casa sua, al podere del padre contadino.
Al mattino, verso le cinque e mezza, il re iniziò a svegliarsi.
Non si sentiva più nel suo letto del palazzo:
c’era il canto dei galli, l’aria di campagna, suoni a cui
non era abituato. Quando aprì gli occhi e vide la regina,
sua moglie, rimase sbalordito. «Dove mi trovo?»
«Maestà, perdonatemi. Siete a casa mia. Vi ho portato io.»
«Veramente? Ma non dovevi…»
«Voi mi avete detto, maestà, che potevo portare con me
il fiore più bello di tutto il reame. E per me, maestà,
il fiore più bello di tutto il reame siete voi.»
Il re, innamorato, si sciolse come un gelato al sole, e disse:
«Allora, da questo momento in poi, staremo sempre,
sempre, sempre insieme. Anzi: voi vi occuperete delle
faccende del reame, farete tutto, deciderete tutto.
E io, in quanto re, metterò soltanto la firma.»
E così, insieme vissero felici e contenti.
Stretta la foglia,
larga la via
voi dite la vostra,
che io ho detto la mia.