Qual è l’origine della Festa della Mamma?
Perché si celebra proprio la seconda Domenica di Maggio?
E come mai la chiamiamo proprio così?
Dove nasce?
L’origine della Festa della Mamma affonda le radici in tempi antichissimi, molto prima che esistessero calendari, poesie o lavoretti con le manine.
C’è qualcosa che precede perfino le parole e i dinosauri: l’amore di una madre. E quando qualcosa dura così tanto, prima o poi… diventa una festa.
La Festa della Mamma, infatti, è una traccia viva nella storia dell’umanità: un rito che attraversa epoche, culture, guerre e rinascite, mantenendo intatto un significato profondo legato alla cura, alla nascita, alla memoria e alla pace.
In questo articolo esploreremo l’origine della Festa della Mamma dal mondo antico (Grecia e Roma), alla sua trasformazione moderna negli Stati Uniti, fino alle celebrazioni italiane — da Brescia ad Assisi — che ne hanno arricchito il valore spirituale e civile.
Ma, da dove nasce la festa della mamma?🌿 Origini antiche: quando la maternità era un rito sacro
Molto prima delle poesie e dei lavoretti con le manine, la maternità si celebrava sotto forma di culto.
🏛️ Nell’antica Grecia si onorava Rea, madre degli dèi dell’Olimpo, durante le feste di primavera: un inno alla rinascita, alla fertilità, alla vita che si rinnova.
🏺I Romani, come sempre, raccolgono e rilanciano: le loro Matronalia erano dedicate a Giunone, protettrice delle donne e dei parti.
Insomma, l’idea che il legame madre-figlio meriti un momento speciale esiste da sempre.
Cambiano i nomi, cambiano i riti, ma resta intatto il bisogno di dire: grazie.
🌿 Origini MODERNE: quando la PACE PASSA DALLE MADRI
La Festa della Mamma come la conosciamo oggi, non nasce con i cioccolatini, ma con un’idea rivoluzionaria: che le madri possano guarire il mondo.
Siamo negli Stati Uniti, a cavallo tra Ottocento e Novecento.
Durante gli anni difficili della ricostruzione dopo la Guerra Civile americana,
una donna di nome Ann Reeves Jarvis organizza dei picnic e incontri tra madri del Nord e del Sud, per ricucire relazioni lacerate dalla guerra.
Le chiama Mother’s Friendship Day. Perché l’amicizia tra madri – lei lo sa – è il primo passo verso la pace.
Nel 1870, la poetessa e attivista Julia Ward Howe scrive la Mother’s Day Proclamation, una vera e propria chiamata alle armi della cura: un appello alle madri di tutto il mondo a unire le forze per fermare le guerre.
Altro che fiori: qui si parla di maternità come atto politico.
Ma, perchè si festeggia la seconda Domenica di Maggio?A prendere il testimone di
Ann Reeves Jarvis fu
Anna Jarvis, la figlia di Ann.
Nei primi anni del ’900, Anna inizia a organizzare eventi in memoria della madre, ma il suo messaggio va ben oltre il lutto: vuole celebrare
tutte le madri, vive o no, per la loro
dedizione silenziosa e il loro potere trasformativo.Il movimento cresce. Le persone partecipano, si commuovono, ricordano.
E nel 1914, il presidente americano Woodrow Wilson ufficializza la giornata.
Sceglie una data speciale: la seconda domenica di Maggio, in onore proprio della madre di Anna.
Da quel momento, tanti altri Paesi seguiranno l’esempio.
Così, da una ferita nasce una festa. E da un dolore personale, un riconoscimento universale.
Non solo per chi genera la vita, ma per chi la cura, la difende, la ricostruisce.
Una madre, dopotutto, fa anche questo.
E in Italia?
In Italia, tutto comincia a Brescia.
Anche se molti pensano che la festa sia “arrivata dall’America”, in Italia la prima vera Festa della Mamma ha un’origine tutta nostra, e ben precisa: Brescia, 1952 ad opera di Emma Lubian Missiaia, direttrice della Scuola Civica ” Angela Contini”.
C’era una donna, una dottoressa, una mamma.
Si chiamava Emma Lubian Missiaia e nel 1952 ebbe un’idea semplice e potente:
“Saggiare anche in Italia la rispondenza delle mamme italiane a una celebrazione che in altri paesi ha già riscosso tanto successo.“
Così, andò dal sindaco di Brescia, Bruno Boni, e invece di trovare porte chiuse, trovò ascolto, entusiasmo (e persino il sostegno concreto del Comune)
In quell’anno pionieristico, cento mamme – quelle delle bambine e dei bambini dell’Istituto Contini – risposero all’appello. Ricevettero tutte una rosa, simbolo semplice e diretto, insieme a un dono realizzato proprio dai loro figli.
Fu un gesto piccolo. Ma come tutte le cose vere, lasciò il segno.
E fu la prima vera Festa della Mamma in Italia.
Da Brescia a Bordighera, fino ad Assisi.
L’idea di Emma Lubian Missiaia e del Comune di Brescia, piace. Così tanto che nel 1956 a Bordighera, il senatore Raoul Zaccari, anche sindaco della città, insieme a Giacomo Pallanca, presidente della Fiera del Fiore e della Pianta Ornamentale, decide di trasformare un’intuizione affettiva in un’azione pubblica.
Organizzano la prima celebrazione ufficiale della Festa della Mamma al Teatro Zeni.
L’anno dopo si sposta al Palazzo del Parco, e nel 1958 la proposta diventa legge.
Una festa che mette insieme politica e petali, riconoscendo pubblicamente il ruolo delle madri… e celebrandolo nel momento più generoso dell’anno: Maggio, mese in cui la natura esplode.
Un anno dopo, nel 1957, a Tordibetto di Assisi, don Otello Migliosi introduce anche l’aspetto religioso e spirituale della giornata.
Celebrare la mamma non solo come figura biologica o sociale, ma come simbolo spirituale universale, capace di unire culture, confessioni e visioni del mondo.
Una madre come spazio d’incontro, non di appartenenza.
Come parola comune tra le fedi.
Una visione così potente che persino il quotidiano vaticano ne scrisse due volte.
Da allora, ogni anno, Tordibetto non dimentica: la parrocchia celebra ufficialmente la Festa della Mamma con eventi religiosi e culturali che mettono al centro il valore della cura, della presenza, del dono.
Nel cuore del paese c’è un luogo unico in Italia: il Parco della Mamma, disegnato dall’architetto Enrico Marcucci attorno ai resti dell’antica chiesa di Santa Maria di Vico.
Al centro, una statua della maternità scolpita da Enrico Manfrini: pietra viva che racconta ciò che non sempre si riesce a dire.
E non a caso la festa cade proprio a maggio, mese dedicato alla Madonna.
Dal 2000 in poi, la data si stabilizza ufficialmente nella seconda Domenica di Maggio, seguendo la tradizione americana.
Ok, ma perché si chiama “Festa della Mamma”?
Perché non “giornata della maternità”? O “celebrazione della cura”?
Perché “Mamma” è la prima parola che impariamo – e forse anche la più difficile da dimenticare.
È una parola rotonda, viscerale, universale.
In quasi tutte le lingue del mondo inizia con una m: da “mama” a “mum”, da “mamá” a “maman”.
È la lingua della pancia, del pianto, del latte, della casa.
Chiamarla Festa della Mamma è un modo per riportare la festa alla sua forma più semplice, diretta, umana.
Non servono titoli, definizioni o ruoli.
Serve solo riconoscere quella figura che – a modo suo – ci ha messo al mondo e ci ha insegnato a restarci.
E per Mentesauri?
Per noi, ogni festa è un po’ un “fossile emotivo”.
Un segno inciso nel tempo che racconta qualcosa di chi eravamo e chi vogliamo essere.
La Festa della Mamma è una di quelle tracce profonde, che uniscono passato e presente con un filo…
…una cura.
E in fondo, che cos’è la cultura, se non una forma di maternità collettiva?
Un modo per nutrire, tramandare, proteggere.
Per festeggiare tutte le mamme del mondo, abbiamo pubblicato un nuovo episodio del podcast
Lo trovate su Fiabe in Carrozza
Buona Festa della Mamma a chi c’è, a chi c’è stata, a chi lo sarà.
A chi ha cura, a chi cresce, a chi lascia impronte.